Alla Baia del Re con i discendenti del dirigibile ITALIA

7 agosto 2018

Appena atterrati a Ny Alesund, alla Baia del Re, gli occhi di tutti si dirigono verso quel pilone d’acciaio ormai un po’ arrugginito a cui venne ancorato il dirigibile Italia prima della partenza. Si trova sulla baia dei re, King’s Bay, dove si erge Ny Alesund la città più a nord del mondo, sede della Ricerca scientifica in artico per ben 10 nazioni tra cui anche l’Italia con la base “Dirigibile Italia” del Consiglio Nazionale di Ricerca italiano. “È grazie al CNR se siamo qui tutti insieme” dice Pino Biagi, nipote dell’omonimo marconista che riuscì a mandare l’SOS mettendo in salvo i sopravvissuti al crash. Proprio lui che da anni cerca di riunire gli eredi dell’Italia per tramandarne la storia e portarne alta la memoria, ha trovato nel CNR un alleato con cui organizzare questo viaggio al Polo.

Con lui a Ny Alesund ci sono anche Sergio Alessandrini, Filippo Belloni, Paola e Mattia de Grassi, Michele Tomaselli. I discendenti sono accompagnati da Cristina Battaglia del CNR e naturalmente dall’equipaggio di Nanuq, barca a vela che permetterà a PolarQuest di effettuare il giro dell’Arcipelago delle Svalbard per tentare, tra le altre cose, di trovare i resti del dirigibile Italia, a Nord Est di Nordauslandet.

Il gruppo capitanato da Paola Catapano, project leader di PolarQuest prende le misure di sicurezza necessarie (anche i turisti a Ny Alesund hanno l’obbligo di girare armati per pericolo orsi) e parte in direzione del monumento delle 8 croci dedicato a quegli eroi che hanno contribuito alla scoperta e conquista dell’artico, talvolta perdendo la vita.

Sono le 5 di pomeriggio e il sole splende “se ci fosse stato un tempo così quel giorno, la tragedia dell’Italia non sarebbe mai avvenuta” dice Pino. Paola legge la preghiera degli Esploratori dell’Areonave “Italia” mentre Sergio depone una corona di rose rosse a fianco della targa con impressi i nomi dei deceduti al crash dell’Italia nel 1928. Il discendenti osservano con attenzione ogni dettaglio del monumento, parlano tra di loro, rievocano ricordi che tornano ancora una volta a galla grazie alla determinazione e alla volontà di ricordare una delle più grandi esperienze esplorative della storia italiana. Come già annunciato Filippo Belloni, nipote dell’ufficiale di rotta Filippo Zappi a Roma le famiglie dei discendenti dell’Italia stanno formalizzando la creazione della fondazione “Noi del Dirigibile ‘Italia’” che consentirà di far vivere le memorie dei loro avi e collezionare nuovi ricordi come quelli di questi giorni.

Dopo le foto di gruppo, con i membri delle istituzioni, i ricercatori italiani della base Dirigibile Italia e dell’equipaggio di PolarQuest, il gruppo si separa lasciando ai discendenti un momento intimo per una preghiera lontana da iPhone e macchine fotografiche.

Guardando le montagne circostanti ancora incontaminate vien da pensare che 90 anni fa il panorama osservato dai nostri esploratori doveva essere molto simile a quello odierno. Ciò ci fa sentire ancor più vicini a loro e ci fa battere il cuore di felicità per essere riusciti a realizzare questa missione che solo fino a pochi mesi fa sembrava impossibile.